Dai social

Una sconvolgente verità…


So che per molti di voi sarà sconvolgente ciò che sto per dire…

ma nel NO ticinese al diktat europeo sulle armi ci sono una valanga di voti da parte di elettori che voi amate definire “rigommati”. Ne conosco tantissimi personalmente che hanno votato NO all’ennesima imposizione europea.
Non so voi, ma il pensiero che la colpa del SÌ al livello svizzero sia da ricondurre esclusivamente a chi ha acquisito il passaporto recentemente non mi è minimamente passato per l’anticamera del cervello. E non venite a dirmi che avete seriamente creduto che quei 54 ‘921 voti ticinesi provenivano solo da cittadini svizzeri e ticinesi DOC.

Praticamente impossibile.

Il problema di questa votazione, come di altre nel passato, è stata la campagna di voto. In questo caso, come per l’autodeterminazione, il fronte “Pro UE” era estremamente ben organizzato e, soprattutto, ben rifornito di fondi proveniente in gran parte da Economiesuisse. La loro macchina informativa, o meglio disinformativa, era efficiente e organizzata. Il voto nel resto della Svizzera non era, infatti, dettato dalla propria origine ma da due fattori: l’emotività e la paura. L’emotività riguardo alle armi che in Svizzera hanno, sì, molti estimatori ma anche molti detrattori. La paura invece è relativa all’ormai rodata campagna terroristica messa in atto da Governo, Economia e il partitume di centro-sinistra. Uscita da Schengen (la più grande bugia) con conseguente partenza di aziende per altri lidi all’estero, perdita di posti di lavoro, blocco del turismo, lotta al crimine meno efficace, impossibilità di viaggiare in Europa, ecc. Il fronte contrario non è stato altrettanto efficace nel resto della Svizzera nel combattere le fake news che i fautori della direttiva hanno sparso urbi et orbi negli ultimi due mesi, e questo ha portato i nostri cugini d’oltralpe a bersi tutte le baggianate che il fronte del SÌ gli ha sottoposto a spron battuto. Invece di perderci in discussioni inutili che lasciano il tempo che trovano, dobbiamo focalizzarci su questo nuovo modus operandi e trovare il modo di essere più efficaci nell’informare la popolazione sui prossimi temi in votazione (iniziativa per la limitazione e Accordo istituzionale in primis).
Se in Ticino la disinformazione di Stato non ha più presa sui ticinesi, la cosa è ben differente in Svizzera interna.

Per quanto riguarda il tema delle naturalizzazioni, sono anch’io dell’idea che sia ancora troppo facile oggi ottenere il passaporto rossocrociato e che siano necessari dei correttivi. Condizioni più severe a livello per i beneficiari di prestazioni sociali e passaporto revocabile nel primo decennio dalla data d’ottenimento della cittadinanza in caso di comportamenti criminosi. Ma credetemi se vi dico che ci sono tanti naturalizzati che hanno ottenuto la cittadinanza elvetica e che dimostrano di meritarsela. Alcuni di loro risultano poi essere addirittura più svizzeri di molti altri confederati cosiddetti “DOC”. Persone che votano, che si impegnano per il proprio paese, che ci tengono alla loro nuova casa e si battono affinché resti così come l’hanno conosciuta.