Opinioni politiche

Sì all’abolizione del canone Billag


L’iniziativa No Billag, checché se ne dica, rappresenta una pietra miliare nello sviluppo mediatico svizzero. Mai si è discusso così a fondo sul ruolo dei media nel nostro Paese, sul ruolo dello Stato in ambito mediatico e sull’esistenza del canone stesso. Una discussione intensa che mai ci sarebbe stata, nemmeno ora che a Berna si apprestano ad approvare la nuova Legge federale sui media, che sostituirà l’attuale Legge federale sulla radiotelevisione (LRTV), e la nuova concessione della SSR. Avremmo assistito al classico dibattito parlamentare, con relativo scambio di opinioni, accuse e giustificazioni per qualche mese per poi far tornare l’argomento nell’oblio fino al prossimo rinnovo. Il canone sarebbe rimasto a quota 400 Fr. come dichiarato durante la campagna per la revisione della LRT e come si può leggere sul libretto esplicativo di allora.

Invece, grazie a No Billag, il canone non sarà solo ridotto a 365 Fr. l’anno (la magica formula di 1 Fr. al giorno), rispetto agli attuali 451 Fr., ma potrebbe esser ulteriormente plafonato a quota 300 Fr., come ventilato da Doris Leuthard in alcune sue ultime interviste. No Billag ha mostrato alla politica e alla SSR stessa che il vento in ambito mediatico in Svizzera sta cambiando, cosa che ha spinto svariati esponenti di spicco di ambo le parti a promettere riforme in tal senso. Sia ben inteso, l’obiettivo di No Billag era, ed è ancora, quello di liberare i cittadini dalla morsa statale in ambito mediatico dove ci impongono di finanziare emittenti radiotelevisive che magari non vogliamo nemmeno vedere o ascoltare, con una tassa per nulla economica. Non solo, l’iniziativa mira a slegare i media dall’influenza dello Stato e della politica.

Un rapporto malsano, i quali effetti li abbiamo sotto gli occhi a Comano: politicizzazione della CORSI e della RSI, un’informazione spesso smaccatamente faziosa invece di esser neutrale e al di sopra delle parti come il mandato conferitole le imporrebbe e sprechi di soldi dei contribuenti. Anche il monopolio mediatico detenuto dalla SSR in Svizzera è nel mirino dell’iniziativa, un monopolio che, di fatto, non permette un pieno sviluppo dell’offerta mediatica in Svizzera, dove la SSR piglia tutto e lascia le emittenti private appese a un filo grazie alle briciole che ricevono da parte dello Stato.

Un’iniziativa chiara che i sondaggi danno oggi purtroppo per perdente a livello nazionale, quando solo pochi mesi fa la si dava per vincente. Un’inversione di tendenza dovuta in parte anche all’autocritica che la direzione generale della SSR, per bocca di Marchand e Heimgartner, hanno avuto il coraggio di esercitare e delle conseguenti promesse di riforme che hanno presentato a più riprese. Un atteggiamento che avrà spinto molti cittadini a dare una chance all’emittente sotto il cappello dello Stato.

In Ticino, per contro, non abbiamo assistito a granché in tal senso. Anzi, l’autocritica pare non sia nel DNA dell’emittente di Comano che in questa campagna ha pienamente dimostrato cosa voglia dire essere un’emittente di parte. Gran parte dell’informazione prodotta negli ultimi mesi in merito a No Billag era atta a trasmettere un’opinione univoca e ovviamente contraria all’oggetto posto in votazione cui vanno aggiunti dibattiti moderati in modo parziale e sfruttamento di spazio sul proprio portale per pubblicare proprie produzioni riguardanti No Billag senza lasciare il medesimo spazio agli iniziativisti.

Un atteggiamento incomprensibile, soprattutto dopo che nel 2015 la RSI aveva già rimediato una sonora scoppola quando i ticinesi si espressero contro la revisione della LRTV. Nemmeno la moltitudine di critiche rivolte a Comano in questi mesi, anche da contrari all’iniziativa, li hanno spinti a un mea culpa. La torre d’avorio è ancora lì che splende, qualche volta si odono flebili promesse generiche di riforma giungere da lassù, ma nulla di più.

Ecco perché è importante che l’iniziativa passi in Ticino, al di là del risultato che avrà oltre Gottardo che pare ormai segnato. Non otterremo, con ogni probabilità, l’abolizione del canone ma saremo certi che un cambiamento finalmente ci sarà. In che direzione? Dipenderà dalla forza del SI, dal quale dipende anche il dibattito futuro sul settore mediatico svizzero perché di una cosa possiamo esser certi, la questione non si chiuderà il prossimo 4 marzo.

Mentre possiamo chiudere il discorso sulla famigerata “chiave di riparto” perché, dopo che per mesi abbiamo sentito quanto la SSR incarni e rappresenti l’essenza della coesione nazionale, potete esser certi che non verrà ritoccata con un eventuale SI ticinese.

Vicepresidente Comitato “Sì all’abolizione del canone Billag”