Questa non è integrazione…

C’è un concetto aberrante quanto perverso d’integrazione che aleggia su tutta l’Europa e che, a causa della compiacenza di Berna e di quel legame diretto con Bruxelles benedetto dalla stragrande maggioranza della classe politica svizzera, sta attecchendo anche nel nostro Paese, ossia, tutto ciò che commettono gli immigrati è una conseguenza di un loro bisogno dovuto ad esperienze passate, a cui va offerta una soluzione a spese di tutti i cittadini:

  • Commettono furti, scippi, rapine? Hanno bisogno di soldi e quindi va aumentato l’aiuto sociale statale.
  • Spacciano droga? Hanno ancora bisogno di soldi e quindi va aumentato l’aiuto sociale statale.
  • Commettono aggressioni e omicidi? Sono disturbati dal loro passato di guerre e violenze e vanno quindi aiutati offrendo loro sostegno psicosociale a spese dello Stato.
  • Non parlano la nostra lingua? Va pagato loro un corso di lingua.
  • Non si integrano nel tessuto sociale? Allora bisogna sborsare più denaro per politiche d’integrazione più efficaci.
  • Non trovano piacevole un alloggio? Allora bisogna trasferirli a spese dello Stato in alloggi più adatti a loro.
  • Hanno bisogno di un avvocato? Ci pensa lo Stato.

Tutto questo mentre lo svizzerotto tira a campare come può…

Ma l’integrazione non siamo noi a doverla concedere ma loro a doverla dimostrare, cosa che con un po’ di buona volontà è possibile senza che debba intervenire lo Stato elargendo fior fior di soldi. Lo fanno in molti immigrati che sin da subito si sudano il diritto a stare in Svizzera con un regolare permesso, imparano per conto loro la lingua e si integrano nel tessuto sociale. Storie di successo in questo senso ce ne sono a bizzeffe.

Ma questo sarebbe razzismo, segregazione e discriminazione. Tutte parole che vengono sparate a profusione appena qualcuno si alza e dice: “Così non va!”. Meglio portare avanti politiche sociali relative all’immigrazione, soprattutto quella relativa al diritto di asilo, dove viene concesso di tutto e di più, propinandoci teorie come quella che dice che ciò che spinge un asilante a commettere atti criminali è dettato da ciò che hanno “ipoteticamente” subito nel loro paese di origine. Ipoteticamente, perché tutto ciò che raccontano spesso e volentieri non è nemmeno minimamente provabile e/o realmente accaduto.

Ma ciò comunque non dovrebbe assolutamente giustificare i loro atti. Si trovano in un paese che li ospita e che da loro sostentamento per vivere, non è in questo modo che si ringrazia dell’ospitalità ricevuta.

Ora, dopo le aggressioni sessuali avvenute in svariate città europee, Zurigo compresa, state pur certi che qualcuno tenterà di convincerci a essere comprensivi nei confronti dei bisogni sessuali di questi individui soli. Già perché a commettere reati non sono le madri con figli appresso, ma sono proprio quegli uomini che giungono da soli in Europa e nel nostro Paese. E visto che il modus operandi e spendere sempre di più per trovare una soluzione, non mi meraviglierei che dopo le lezioni di scuola guida si decidesse di pagar loro anche delle prostitute per ammansire la loro libido.

È ora di piantarla con queste politiche suicide. Basta con il buonismo ad ogni costo e basta con la comprensione. Le porte sono aperte a chi ha bisogno e sa dimostrare gratitudine per ciò che riceve, per tutti gli altri non ci resta che mostrar loro dov’è la porta e sbarrarla per tutti gli altri.
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