È ora di dire BASTA all’immigrazione di massa

La libera circolazione come la conosciamo oggi rappresenta il peggior disastro sociale di questo paese degli ultimi decenni, questo lo sanno anche i sassi. È vero l’economia ci ha guadagnato, e in svariati casi pure parecchio, ma è ammissibile che si sostenga a spada tratta un arricchimento economico basato sull’acquisizione di manodopera a basso costo a discapito di quella indigena? È questa l’unica domanda che dobbiamo porci. Perché la discussione verte esclusivamente sull’accordo di libera circolazione delle persone.

Gli altri 6 accordi bilaterali, facenti parte del primo pacchetto, rivestono una grande importanza per molti dei principali membri dell’UE, e visto gli interessi in gioco, è quasi una certezza che non verranno disdetti. Teniamo conto del fatto che sì, c’è una clausola “ghigliottina”, ma non è automatica come i contrari all’iniziativa sostengono anzi necessita dell’unanimità all’interno del Consiglio Europeo (Organo esecutivo dell’Unione europea che riunisce tutti i capi di Governo). La vedo dura per l’Austria accettare il dirottamento dei TIR da 40 tonnellate nella Galleria del Brennero, a causa della disdetta dell’accordo sul trasporto terrestre con la Svizzera. Come pure dubito che la Germania accetti di buon cuore di mettere in difficoltà la sua pupilla Luftansa, visto che senza accordo sul trasporto aereo con la Svizzera il vuoto giuridico creerebbe non pochi problemi. È ancora più difficile che l’UE rinunci all’eccellenza nella ricerca dei politecnici federali di Losanna e Zurigo nel suo “bacino di sapienza”. Riuscireste ad immaginare i paesi europei che di spontanea volontà accettano di rinunciare a gareggiare per gli appalti pubblici svizzeri? O ancora meglio, ce li vedete a rinunciare ad un mercato agricolo che frutta 3 volte più a loro che a noi? Io no. Credo fermamente che, come dimostrato sinora a livello internazionale, è ancora il “Dio denaro” a farla da padrone e sarà il denaro che porterà a più miti consigli i 28 stati dell’UE. Anzi, è molto più probabile che un SI alle urne il prossimo 9 febbraio possa scatenare un’intensa discussione in merito a livello europeo. La Gran Bretagna è già pronta a reintrodurre i contingenti, la Germania sta pensando a come limitare l’immigrazione da alcuni paesi dell’UE e così via discorrendo. Ma questi non sono affari nostri.

L’unica e sola cosa che importa è che la Svizzera si riappropri delle redini dell’immigrazione, che riacquisisca sovranità in questo campo e che possa dettar legge sul rilascio di permessi di soggiorno. L’UDC ha lasciato la porta aperta al legislatore in tal senso, spetterà quindi al Parlamento legiferare sulla questione. In ogni caso la “libera circolazione” come la conosciamo oggi non deve più esistere. Cade la libera circolazione? Non è assolutamente un dramma, il nostro mercato del lavoro è molto appetibile e continueremo a trovare la manodopera all’estero, ma alle nostre regole e solo in caso di necessità. Ci saranno nuovi negoziati? Dovranno tenere conto dei contingenti e della “CLAUSOLA DI PREFERENZA INDIGENA”. In ogni caso sarà solo un bene per il nostro Paese e per il popolo svizzero.

Per il Ticino, vista le serissime problematiche all’interno del mercato del lavoro, riveste un’importanza ancora maggiore la reintroduzione della “clausola di preferenza indigena”. Ciò cancellerebbe il fenomeno di “sostituzione della manodopera indigena con quella frontaliera”, perché prima di assumere un frontaliere il datore di lavoro dovrebbe dimostrare alle autorità che non ha trovato qualcuno all’interno del territorio svizzero.