Io dò la precedenza al mio giardino…

Oggi, giornata dei lavoratori, il mio pensiero va a tutti i ticinesi che non hanno la fortuna di poter avere un impiego lavorativo. Apprendisti, giovani alle prime armi, ma anche 30enni, 40enni e soprattutto 50enni. Il Ticino, che più di tutti soffre della concorrenza da parte della manodopera frontaliera e degli effetti nefasti della libera circolazione delle persone. Una manodopera a basso costo alla quale attingono a piene mani le nostre aziende pur di aumentare i margini delle proprie attività economiche, in barba alle ripetute richieste da parte del popolo e della politica di dimostrare un minimo di senso sociale nei confronti dei ticinesi. 56’000 frontalieri, 21’000 padroncini per un totale di 17’000 ticinesi in cerca d’impiego (tra iscritti agli URC e beneficiari di prestazioni USSI)danno il senso di quanto ormai la situazione è sfuggita di mano.
È per questo motivo che credo fermamente che l’esperienza di quest’accordo bilaterale con l’Unione europea, negoziato in modo forzato come dazio da pagare a Bruxelles per aprire la porta ad altri accordi ai quali il nostro paese era interessato, sia da dichiarare totalmente fallimentare. È inutile che il SECO tenti di propinarci quanto sia positiva tutta questa situazione, di positivo non c’è proprio nulla. Non saranno le misure fiancheggiatrici a salvarci, non lo erano la prima volta che furono emanate,non lo sono state la seconda volta e nemmeno la terza. Come pure il salario minimo da solo non ci salverà da quel effetto che ormai sta investendo tutti i settori lavorativi del Cantone: la sostituzione della manodopera indigena conquella estera. Perché? Perché è stato ampiamente dimostrato come i regolamenti siano fatti per esser aggirati, e una gran parte delle aziende ticinesi sono maestre in questo campo.
Perciò credo fermamente che l’unico modo che abbiamo di risollevare le sorti del mercato del lavoro interno, sia di andare alla radice del problema, ovvero, riprendere il controllo dell’immigrazione reintroducendo i contingenti al rilascio di nuovi permessi e la clausola di preferenza indigena. Solo così saremo sicuri di poter dare ai ticinesi e ai nostri giovani quello che , personalmente, reputo il miglior sostegno sociale che si possa offrire: un lavoro.

Mi diranno che non sono liberale… ma io non lo sono, o per lo meno non totalmente. Se proprio vogliamo esser precisi io sono un conservatore, che dà la precedenza al suo giardino invece di offrire servigi curando i giardini dei vicini di casa. Prima i nostri e poi gli altri! O no?